Master of Friday

Non avevo mai letto Robinson Crusoe, così come non avevo mai approfondito più di tanto il Metal. Mi è capitato di fare contemporaneamente le due cose e ho provato alcune sensazioni simili nell’ascoltare Master of puppets mentre leggevo Robinson in inglese. Ed ecco che il titolo del post è spiegato!

Non si tratta ovviamente di un lavoro di critica rigorosa; solo alcune suggestioni su tematiche che le due opere hanno in comune.

Sottomissione.

Robinson Crusoe è un romanzo frutto del suo tempo, quel Settecento che vide gli Inglesi proseguire la loro opera di colonizzazione un po’ ovunque e con un ingombrante orgoglio per la loro civiltà. È proprio il disprezzo per l’altro, che è l’altra faccia dell’orgoglio, che rende il romanzo fastidioso ai giorni nostri. Dopo che Robinson vede un’orma umana inizia una disturbante sequenza di momenti in cui il protagonista si crede superiore a chiunque altro: al povero Venerdì che si ritrova subito a essere servo, allo spagnolo, ai selvaggi dell’isola e agli altri europei naufragati. Lui è il padrone di tutto e tutti e gli altri devono riconoscerlo.

Immagino che a James Hetfield questa storia piaccia. La sottomissione è uno dei temi forti di Master of puppets, i personaggi delle canzoni sono soggiogati dalle dipendenze (Master of puppets), dalla follia (Sanitarium), dall’essere costretti a combattere (Disposable heroes), dalla religione (Leper Messiah) o più genericamente dalla violenza (Battery e Damage inc.). Anche la musica aggredisce e sottomette l’ascoltatore con riff pesanti a cui si può reagire solo scuotendo la testa più o meno violentemente. L’ascoltatore però si sottomette ben volentieri a un suono poderoso che riesce a integrare tutti gli strumenti in un assalto sonoro.

Io. Tu.

Abbastanza collegato al tema della sottomissione, ma più su un piano stilistico, è il discorso sull’Io onnipresente in entrambe le opere e sul Tu che deve subire la volontà dell’Io. Sia il romanzo che i testi dell’album sono scritti in prima persona. È stata proprio la scelta di questo tipo di narratore a decretare la fortuna del romanzo di Defoe. Il lettore di ogni epoca si sente coinvolto dall’esperienza personale del personaggio, che riesce a tessere, costruire, coltivare e poi anche a sottomettere altri uomini. Troppo presente e troppo orgoglioso di sé. Il “Tu” inizia ad essere presente solo nella seconda parte del romanzo. Nel momento in cui Robinson vede una impronta di uomo si tratta di un tu immaginato, è il pensiero di trovare degli uomini-bestie, cannibali da cui difendersi. Il pensiero poi si rivela vero, Daniel Defoe non è disposto a dare compagni civili al suo eroe. Quando il tu (o il voi, dato che in inglese è lo stesso) si concretizza in esseri umani reali, il rapporto non è mai alla pari. Sull’isola tutti devono essere sottomessi a lui, e da lui apprendono i frutti della genialità che lo ha portato a sopravvivere e a fare prosperare la sua parte di Isola, di cui si considera senza problemi proprietario e governatore. A ben vedere anche quando torna in Inghilterra e gira nuovamente per il mondo e l’Europa, tutto continua a girare intorno a lui.

Se in Robinson Crusoe è l’Io a essere predominante, in Master of puppets è il tu. Quasi ogni canzone contiene un’abbondanza di ripetizioni di questo pronome. Tu sei quello che deve obbedire al maestro, inchinarti al Messia (seppur lebbroso), morire in guerra. Per l’ascoltatore accettare questo rapporto fa parte del gioco, dell’assalto sonoro di cui parlavo in precedenza.

Stimolare l’immaginario

Entrambe le opere giocano con l’immaginario del fruitore, e riescono a farlo ottimamente. Robinson Crusoe è considerato il capostipite del romanzo d’avventura ed è uno dei pochi romanzi del ‘700 ad essere ancora stampato e letto ancora oggi. Defoe ci rende partecipi delle avventure del suo eroe, ci fa conoscere i pericoli del mare nella prima parte e poi ci mette di fronte a un’isola da far fruttare, ci fa anche sognare di essere praticamente onnipotenti.

Più complesso e disturbante è l’immaginario del disco fondamentale per la definizione del Trash Metal; quel filone della musica heavy metal che gioca sulla velocità, l’aggressività e una buona dose di cattiveria. In due brani che non ho ancora citato, The thing that should not be e Orion si evocano mondi inesistenti: nel primo siamo nell’immaginario delle storie dell’orrore di Lovecraft, mentre il secondo è un brano strumentale che deve il suo titolo ai suoni che in qualche modo richiamano gli spazi immensi dell’universo. Gli altri brani contribuiscono a costruire quello che è l’immaginario classico della musica Metal: rissosa, lontana dai valori condivisi (non sono poi tanto sicuro che Disposable heroes sia un pezzo contro le guerre), amica del disagio mentale.

8 pensieri riguardo “Master of Friday

  1. Non avrei mai immaginato un accostamento del genere: molto stimolante, ma quello che colpisce di più è quella sorta di solitudine che attanaglia Robinson, e che poi, via via, diventa una dipendenza, tanto che alla fine, come hai sottolineato, si vuole impadronire della scena nonostante l’arrivo di altri protagonisti. Ora non so se nel Metal, la sua potenza espressiva vuole estremizzare questo concetto, ma sicuramente si sono in primo piano per impadronirsi dello spettatore…

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