L’avventura di un povero cristiano (Ignazio silone)

L’avventura di un povero cristiano è il testo teatrale che chiude la carriera di Ignazio Silone. Esso ripercorre con la prospettiva di una spiritualità assoluta e popolare parte della vicenda umana dell’eremita fra Pietro da Morrone che poi sarà protagonista di un breve pontificato sotto il nome di Celestino V.

Per un cattolico attivo nella società come Silone è una vicenda perfetta quella dell’eremita che vive in una grotta, venerato dalle persone semplici e che poi viene a essere messo sul soglio papale alla fine di un conclave durato due anni. Quando fra Pietro diventa Celestino V, dimostra subito di non essere interessato alle lotte tra le famiglie dei Colonna e degli Orsini, dimostra solo interesse nel fare bene il suo dovere firmando solo gli incartamenti su cui è sicuro di poter dare un giudizio. Non riuscirà a stare in questo ruolo, pochi mesi dopo abdicherà, verrà imprigionato dal suo successore Bonifacio VIII e morirà in modo misterioso.

La figura di Papa Celestino V era stata condannata da Dante nella Commedia (sarebbe lui, secondo i critici, il responsabile del gran rifiuto, l’abdicazione) ed era stata invece vista con simpatia da Petrarca nel De vita solitaria per essere stata poi nuovamente tirata fuori dai mezzi di comunicazione con la rinuncia di Benedetto XVI.

Il punto di vista di Silone è quello di chi vuole mettere in evidenza il forte contrasto tra la spiritualità e la “burocrazia”, il potere e la sequela di Cristo. A questo proposito sono esemplificativi i dialoghi tra Celestino V e il cardinale Caetani (che sarà poi il successore Bonifacio VIII) e, alla fine della vicenda tra le stesse due persone con i loro nuovi nomi: Bonifacio VIII e fra Pier Celestino. La grandezza di Silone sta nel riportarci un Caetani/Bonifacio assetato di potere certo, astuto sicuramente, ma umano e non certamente antipatico. È questo un elemento di forza del dramma, così come lo è anche l’umanità dei frati che seguono Pietro/Celestino e di due studenti innamorati di un’idea sana di Chiesa e che infatti seguiranno Celestino anche dopo la sua fuga. Un discorso a parte va fatto per il personaggio di Concetta, l’unica donna in un dramma di uomini, coraggiosa e portatrice di una forza interiore pura.

Un aspetto negativo devo pur metterlo in evidenza; la prima parte dell’opera è in prosa, sotto il titolo Quel che rimane è un concatenarsi di discorsi profondi di ideologia, di utilità del dibattito (siamo anche in epoca post-conciliare) che si può dire siano invecchiati male.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...