Alice nelle città (Wim Wenders)

Non è corretto parlare di un’opera d’arte per scrivere cosa non è, ma le suggestioni che mi suggerisce Alice nelle città, film girato nel 1973 da Wim Wenders, mi portano comunque a farlo.

Philip Winter deve ritornare in Germania dopo un viaggio negli U.S.A. nel quale avrebbe dovuto scrivere un articolo sul paesaggio americano. Non è riuscito a compiere il suo lavoro, tutto il primo quarto d’ora del film indugia su lui che fotografa città e persone e solo dopo veniamo a sapere qualcosa su di lui. Nell’aeroporto di New York incontra Liza, una donna che gli chiede di tenere d’occhio la figlia di nove anni per qualche ora (e poi per qualche giorno) mentre lei cerca di risolvere alcune questioni con il suo compagno. Philip vola così ad Amsterdam con Alice, la bambina, e dopo aver atteso qui un paio di giorno l’arrivo di Liza, si mette alla ricerca della nonna della bimba girovagando per varie città tedesche (Alice non ricorda precisamente dove abiti la nonna e neanche come si chiami).

Una storia di questo tipo non sarebbe assolutamente possibile al giorno d’oggi e questo la rende ancora più affascinante. Muoversi attraverso l’Europa, con una bambina che non è neanche sua figlia, senza aver informazioni e dovendo solo aspettare l’arrivo, prima o poi, di una donna appena conosciuta non è qualcosa di verosimile oggi, con le attenzioni che ci sono verso i bambini e con la possibilità di tenersi sempre in contatto (o quantomeno di scambiarsi i contatti…).

Il film non è solo questo però; Wenders costruisce una storia di insoddisfazione (specie nella prima parte in cui Philip non è mai contento delle foto che fa, dei programmi tv che vede, della musica che ascolta in radio) e di vagabondaggio senza appesantire la narrazione. Anche la trama vagabonda e anche la regia di Wenders che spesso inserisce sequenze silenziose (specie all’inizio) o non essenziali per lo sviluppo della storia (il concerto di Chuck Berry, gli esercizi ginnici nel parco…). Il regista spesso ritaglia all’interno delle inquadrature degli spazi altri per i suoi personaggi, utilizzando le linee create da altri oggetti per delimitare l’azione.