Sintetizzatori fai da te

Quando, poco più di un anno fa, mi sono avvicinato al mondo dei sintetizzatori (mondo a cui in realtà mi sto ancora avvicinando…so un milionesimo delle cose che ci sarebbero da sapere al riguardo!), mi ha subito affascinato l’idea di costruire da me qualche strumento. Non è stata ovviamente un’idea tanto originale la mia: molti eroi del post punk inglese hanno iniziato così. Loro avevano competenze di elettronica e di saldatura, ma io avevo i tutorial su internet e così dopo qualche tentativo andato male (un pedale fuzz per chitarra sta ancora aspettando di funzionare…) sono riuscito a costruire l’Atari Punk, il sintetizzatore più semplice da costruire (e anche il più rumoroso: sarà poco versatile, ma sono molto carini però gli arpeggi che consente di fare!). Sia questo che i successivi kit che vedete nei miei video, li ho comprati dalla Spad Electronics, una piccola azienda che fa strumenti musicali fai da te in Sicilia. Veramente gentilissimi nel seguire passo passo le mie avventure.

Nei video mostro qualche mio esperimento; enjoy DIY!

Vincenzo de Luca vs. Halloween (speech remix)

Mi sono divertito a campionare alcune parti dell’ormai famoso discorso del presidente della Campania Vincenzo De Luca. Per la base ho utilizzato il vst BreakTweaker della Izotope, molto comodo per creare ritmi.

Buon ascolto e come al solito Enjoy DIY!

P.s. ecco il link!

Un po’ di improvvisazioni con il PO-32

PO-32 è il diminutivo di una carinissima drum machine prodotta dalla Teenage Engineering; come dice il suo nome, pocket operator, questo piccolo strumento è adatto a stare in una tasca. Ma offre a chi lo suona una gran gamma di percussioni diverse e di effetti diverse da applicarvi. Vi metto qui qualche video che ho realizzato solo con lui, più uno in cui accompagna il Monologue: buon ascolto!

Una cover di A forest dei Cure

Approfittando dell’ultimo acquisto (la piccola ma potente drum machine PO-32 della Teenage Engineering), ho suonato una mia versione di uno dei pezzi preferiti: “A forest”. Ovviamente il brano non ha la lunghezza dell’originale o delle sue versioni live, perché il coinvolgimento che si crea con tutto un gruppo che suona (e con un cantante!) è ben diverso. Io ho scelto di suonare le parti di basso, di sintetizzatore e di chitarra e di metterle in continuità.

Per la parte della batteria, realizzata come già detto dal PO-32, ho cercato di ricreare il pattern originale, il più possibile anche nei suoni, mentre per le altre parti ho creato un unico suono con in Korg Monologue e l’ho filtrato ulteriormente con il cut-off nell’introduzione. Per le altre parti uso lo stesso suono, solo che ne ho abbreviato la “decay” per evitare che le note si sovrapponessero troppo.

You’ll miss me when I’m not around (remix)

A inizio aprile Grimes ha messo a disposizione dei fan i file del master audio e i file con green screen del video della sua canzone You’ll miss me when I’m not around dando loro la possibilità di realizzare nuove versioni del video o del brano.

Io non sono molto pratico di produzione musicale (anzi, praticamente ne sono digiuno), però in questa quarantena avevo già scaricato e iniziato a usare Reaper che è una D.A.W. cioè un programma per registrare e produrre canzoni (e anche video). Così ho provato a smontare la canzone e a rimontarne alcuni pezzi. Ne ho realizzato una versione che ho chiamato “stripped down remix”, anche se al posto della parola remix avrei voluto usare rework perchè il mio lavoro mi ricordava molto quello che avevano fatto i Justice per il lato b di un brano dei Franz Ferdinand e che era definito, appunto, rework.

Ecco qui il prodotto, spero che nella sua stranezza vi piaccia:

I disegni del videoclip sono realizzati invece dalla mia fidanzata

Avere un sintetizzatore (durante la quarantena)

Da qualche mese sto imparando a suonare il sintetizzatore; ho un Monologue della Korg al quale sto dedicando un po’ di tempo in questo periodo di isolamento. Dopo aver trovato i vari cavi e cavetti per poter registrare e contemporaneamente sentirmi, ho iniziato a realizzare alcune improvvisazioni; so che suonano un po’ vuote perché non ho altri strumenti con cui accompagnarle, ma pur con i loro difetti non mi dispiacciono!

Ho usato un suono creato da me e ho un po’ giocato con le manopole
Questo invece è un suono che era già in dotazione, mi piace il suo carattere rock
Aggiungere pian piano suoni a una sequenza è stato molto divertente!

Musica da quarantena

Il nostro rapporto con qualunque aspetto della quotidianità è necessariamente cambiato in questo periodo. Se è impossibile ascoltare musica in compagnia di altre persone, è anche vero che molti musicisti stanno cercando modi alternativi per promuoversi e per tenere compagnia ai propri fan.

Fino ad adesso ho partecipato a due concerti trasmessi in streaming: Courtney Barnett via Instagram e Finn Andrews su Facebook; sono due artisti che trasmettevano dall’Oceania (Australia lei, Nuova Zelanda lui), quindi da noi era mattina mentre lì era dopocena. Questo breve articolo vuole raccontarvi in particolare il piacere di ascoltare Finn dopo aver fatto colazione, mentre pian piano si collegava gente da tutta Europa felice di condividere la colazione insieme. Posso dire che è stato uno strano senso di comunità quello vissuto in questa occasione. Anche questo è un modo per dimostrare la grande voglia di stare comunque insieme, di riconoscerci simili non solo nei gusti musicali.

Due unplugged

Provo a mettere a confronto due dischi registrati per la trasmissione Mtv Unplugged. Per chi fosse poco pratico del formato, è importante sapere che si tratta di concerti organizzati per essere trasmessi in video sul canale musicale Mtv e che successivamente sono stati pubblicati in disco. Si tratta di concerti suonati con strumenti acustici (con una piccola eccezione…). Quello di Clapton e quello dei Nirvana mostrano due modi totalmente diversi di approcciarsi alla chitarra acustica. Personalmente sono molto legato a entrambi, hanno sempre rappresentato per me due modi emozionanti e diversissimi per affrontare lo stesso strumento; mentre provavo anche io a imparare a suonare la chitarra acustica sono stati due modelli, anche se inavvicinabili.

Clapton vs. Kurt Cobain

Ho usato impropriamente l’agonistico “versus” nella titolazione, dal momento che parlando di chitarristi lo scontro tra Eric Clapton e qualunque altro essere umano è abbastanza impari. Per capire di chi stiamo parlando può essere utile un episodio: a metà degli anni ‘60 iniziarono a diffondersi sui muri e sulle saracinesche di Londra e poi del Regno Unito tutto delle gigantesche scritte che recitavano “Clapton is God”. L’anno dopo la scritta, il ‘66, nella scena londinese iniziò a far parlare di sé Jimi Hendrix e questo mise un po’ in ombra  Clapton, ma le scritte non sbiadirono di certo: la seconda metà degli anni ‘60 era un’epoca nella quale talenti diversi potevano convivere, il pubblico era a caccia di novità, ma il comparire e scomparire di stelle e stelline del successivo panorama pop doveva ancora arrivare. Non da ultimo, gli artisti stessi erano in continua ricerca di innovazioni.

All’altro angolo troviamo i Nirvana di Kurt Cobain. Spesso si trovano meme che ironizzano sulle sue capacità tecniche alla chitarra, ma come succede spesso sul web, le battute non colgono al 100% nel segno. Lo stile grezzo e poco tecnico di Cobain (ma anche degli altri due chitarristi) si adatta perfettamente alle canzoni sofferenti e a quel senso di scazzo che pervade il concerto. Il contributo dello stile di Cobain alla storia musicale è stato proprio la scoperta che è possibile essere poco tecnici eppure espressivi non solo nell’aggressività del punk, ma anche con altri stili musicali.

I due dischi sono perfetti a modo loro, perfetti nella loro differenza: L’Unplugged di Eric Clapton è un capolavoro di pulizia, di classe non fredda ma competente, mentre la forza dell’Unplugged in N.Y. dei Nirvana sta proprio nel suo sembrare facile da suonare, sincero e confidenziale.

Cover

Se leggiamo la scaletta dei due dischi alcuni dettagli saltano all’occhio: entrambi sono composti da 14 brani (credo sia un caso!) ma soprattutto entrambi sono pieni di cover. Il disco dei Nirvana ne ha 6 mentre in quello di Clapton più della metà sono canzoni non firmate da lui: ben 9. L’intento è il medesimo: rendere omaggio ad artisti o a canzoni che si amano, ma lo spirito con cui i brani sono scelti è diversissimo. Cobain e soci hanno alle spalle tre dischi: un debutto le cui vendite hanno salvato finanziariamente la Sub Pop ma non è circolato poi così tanto, un disco che ha cambiato il panorama musicale e un disco uscito da poco (il 21 settembre del 1993, mentre l’unplugged è stato registrato il 18 novembre), più una raccolta di brani tirata su dopo il successo di Nevermind, cioè -per chi non lo sapesse  -l’album che ha cambiato il panorama musicale. Perché questa breve carrellata sulla loro carriera? Per dire che Cobain avrebbe avuto tanto tra cui scegliere: brani sottovalutati da riesumare, megahit mondiali, brani dal disco nuovo da promuovere, ma a tutte e tre le categorie viene lasciato poco spazio: Cobain sceglie di dare maggior peso a canzoni altrui, non vuole fare la star di successo che propone al pubblico (e alla casa discografica, e a Mtv) quello che vuole. Ho citato la data di registrazione del concerto, che su disco uscirà l’anno dopo, 1 novembre ‘94, per fare un’osservazione che può sembrare banale: all’epoca la gente non ascoltava musica su internet, non era neanche così diffusa la masterizzazione dei cd e per avere una cassettina di qualità accettabile bisognava conoscere chi possedeva il disco originale (o il cd) o al massimo chi ne aveva una copia di prima mano. Dunque ascoltare un concerto era un’occasione per sperare di ascoltare brani difficili da reperire. Cobain e soci però usano questa occasione per delineare un loro pantheon per nulla banale: i Vaselines, prima di tutto che erano già stati omaggiati da due cover presenti su Incesticide (la raccolta di brani tirata su dopo il successo di Nevermind), poi Bowie di cui Cobain ha paura di rovinare “The man who sold the world”, Leadbelly che viene definito come il performer preferito da tutto il gruppo e a cui viene lasciato l’onore di chiudere il concerto. Soprattutto però spiccano le tre cover dei Meat Puppets, suonate con due membri del gruppo, i fratelli Kirkwood che suonano basso e chitarra (e si sente la differenza di stile! Curt Kirkwood è estremamente a suo agio con il finger-picking). Sembra che il disco da promuovere non sia In utero (quello uscito da poco), ma II dei Meat Puppets, da cui sono tratti tutti e tre i pezzi.

Clapton, invece, ha un repertorio sterminato: è sulla scena dalla metà degli anni ‘60 e poco prima della registrazione dell’unplugged, il 16 gennaio del 1992, ha pubblicato la personalissima “Tears in Heaven”, diventata subito un grande successo ovunque. Il suo stile si è solidificato sull’elettrica, ma gli standard blues che sceglie di risuonare nascono per l’acustica e anche i suoi brani originali si adattano perfettamente  alla nuova veste. Sono brani che suonava agli inizi della carriera, ma non solo: Rollin’ and Tumblin’ era nel primo disco dei Cream ed Eric aveva inciso Nobody knows you when you’re down and low sull’album dei Derek and the Dominos. Che conosciate o meno i nomi che ho fatto finora, la conclusione credo possa essere comunque condivisa: si vuole creare una specie di Greatest hits di brani non propri.

Il pubblico

I primi minuti dell’Unplugged dei Nirvana

La più grande figata quando si ascolta un disco dal vivo è sentire la partecipazione del pubblico e la prima differenza tra un disco in studio e uno dal vivo la senti proprio all’inizio, quando il pubblico rumoreggia, i musicisti prendono gli strumenti e il cantante si rivolge al pubblico. Ma prima ancora di sentire i primi suoni, se guardate i video dei due Unplugged, noterete che già l’abbigliamento scelto è indicativo del diverso stile della performance: giacca e cravatta, formale e curato Eric Clapton, mentre tutti i membri dei Nirvana sono più trasandati: maglione largo aperto con camicia aperta e maglia (Kurt), calze senza scarpe (Pat Smear, l’altro chitarrista già presente nel gruppo hardcore dei Germs e che sarà poi a momenti alterni nei Foo Fighters), capelli legati (Dave Grohl). Proviamo ad ascoltare l’audio di questi primi secondi, tornando sul disco: Clapton e i musicisti iniziano a provare qualcosina sugli strumenti: “Well”, “Ready”, “Ok” e le due chitarre iniziano a suonare Signe: uno strumentale dal ritmo jazzato e molto di classe, composto poco tempo prima e presentato per la prima volta al concerto, un bel regalo per i fan. Sul disco inoltre gli applausi del pubblico si sentono a un volume abbastanza alto e in effetti spesso sono parte integrante dell’esibizione; si viene a creare un’atmosfera intima di collaborazione, da piccolo club. Addirittura alla fine della registrazione televisiva la band iniziò a suonare Rollin’ and Tumblin, a telecamere spente; il pubblico iniziò ad accompagnare l’esibizione con le mani e da subito dalla cabina regia si capì che il brano meritava di essere registrato. È la traccia finale del disco che proprio per questo motivo inizia con un fade in, mentre tutti già suonano. 

…e il finale dell’esibizione di Clapton

Come comincia invece l’esibizione dei Nirvana? Kurt presenta About a girl dicendo che tanto in pochi tra il pubblico la conosceranno. Ricordate cosa ho scritto più sopra rispetto a internet? Oggi ogni artista può sperare che il singolo di maggior successo (relativo) del proprio primo album sia stato almeno ascoltato qualche volta da chi va a un concerto… all’epoca questo non succedeva e Cobain ci tiene subito a mettere a disagio il pubblico: volete delle hit? Eccone una, ma probabilmente non ve ne siete neanche accorti quando è uscita. Durante la registrazione del concerto sono tante le occasioni in cui Kurt si rivolge in modo sfrontato al pubblico o agli altri musicisti, una franchezza da sala prove. Questa aggressività era il suo modo di stemperare la tensione; gli aneddoti relativi alla registrazione del concerto raccontano che fosse molto nervoso e che avesse avuto una crisi d’astinenza qualche ora prima dell’esibizione, inoltre l’idea di fare il concerto per fare piacere a Mtv non gli andava molto a genio tant’è che il giorno precedente aveva minacciato di non presentarsi per suonare.

Fedeltà

Clapton rifà alcuni pezzi in maniera molto simile alla versione su disco, si avverte su Tears in Heaven e Old love in particolare una spessa patina pop nell’arrangiamento, che risulta molto impostato mentre le cover mettono al centro soprattutto la chitarra suonata con un gran senso di piacere (o quantomeno questo è quello che trasmette!). Ma se Clapton non riesce ad adattare per la serata acustica la veste dei due brani citati, con un suo vecchio classico confeziona un capolavoro: “See if you can spot this one” dice a un certo punto, guardate se riuscite a riconoscerla, e parte Layla, un brano registrato con il gruppo Derek and the Dominos che risulta totalmente stravolto: la vecchia versione aveva una chitarra che urlava un fraseggio molto veloce, questa invece ha lo stesso fraseggio rallentato, calmo e suonato soprattutto con gli accordi. Forse il punto più alto del disco.

I Nirvana non inseriscono in scaletta i brani più veloci e aggressivi, mettono anzi due pezzi che erano già acustici su disco (Polly e Something in the way) e abbattono le differenze di dinamiche piano/forte nei pezzi più energici. Quell’alternarsi di strofe calme e ritornelli rumorosi, che era uno dei marchi di fabbrica di Nevermind e In utero, viene sacrificata ma i pezzi non perdono nulla. Nel video con le prove del concerto, registrate poco prima dell’esibizione vera e propria, si vede come Kurt non fosse per nulla convinto dell’arrangiamento di Pennyroyal Tea (dovevano suonarla lui e Pat Smear, che avrebbe fatto anche le seconde voci) e infatti nel concerto vero e proprio sentiamo Kurt girarsi verso gli altri come se fosse in sala prove: hanno appena suonato The man who sold the world (tra poche righe parlo anche di lei!) e Kurt è soddisfatto di non averla rovinata, “but here’s another one I could screw up”; pensa che sia meglio suonarla e cantarla da solo e ne viene fuori un capolavoro. Sia strofa che ritornello sono suonati solo con pennate, con un minimo di arpeggio. Il suono della pennata, il rumore della plastica del plettro sul metallo delle corde, si sente forte, di più che sugli altri pezzi dal momento che tutta l’attenzione dell’ascoltatore è su questo e sulla voce sofferente di Cobain. Le ultime parole le dedico a The man who sold the world per due motivi fondamentali: il primo è perché non è una versione completamente acustica. In un unplugged non si dovrebbe usare la chitarra elettrica con i suoi effetti, come la distorsione, ma i Nirvana decidono di eccedere non per un brano fragoroso ma per dare enfasi al pezzo di Bowie. Che poi in realtà non è neanche una elettrica vera e propria, ma l’acustica con cui Cobain ha suonato per tutta la serata, collegata a un pedale di leggera distorsione. L’effetto viene usato nel fraseggio che si ripete più volte e nell’assolo. È una scelta azzeccatissima perché la chitarra, come la voce di Kurt, non è pulita e gracchia per esprimere meglio le emozioni.

Il secondo motivo è perchè dopo la pubblicazione dell’unplugged David Bowie stesso iniziò a suonare la sua canzone in una versione simile a quella presentata dai Nirvana; più volte qualcuno tra il pubblico addirittura si congratulò con Bowie per aver scelto di mettere un pezzo dei Nirvana in scaletta…

Musicisti trash alle prese con il Coronavirus

Dal momento che l’articolo parla di Bello FiGo, Trucebaldazzi e Domenico Bini, penso che la denominazione di “musicisti trash” sia più che adatta! Si tratta di tre personaggi (uso volutamente questo termine perché il confine tra spontaneità e costruzione a volte è sottile) diventati famosi su Youtube grazie ai loro video musicali. Video a bassissimo costo, dagli effetti speciali a volte imbarazzanti, cantati fuori tempo o senza alcun senso della metrica. Tutti e tre gli artisti hanno un loro appassionato seguito su Youtube.

Come ogni fenomeno trash c’è chi si concede il guilty pleasure di apprezzare canzoni non proprio perfette, chi tollera a malapena il personaggio e chi proprio non può tollerare questi esempi di musica molto fai da te…

Iniziamo con Domenico Bini, un personaggio che alterna brani con la chitarra elettrica a brani con l’acustica. Ha un gran seguito su YouTube e nessuno si permette di insultarlo, anzi ci si riferisce a lui come al Maestro (la maiuscola è a discrezione del commentatore!):

Diversa è la reputazione di Trucebaldazzi, che già dal primo video del 2010 (Vendetta vera) raccoglie molti insulti. Per questo video l’autore ha invitato più volte i commentatori a non insultarlo, ma con scarsi risultati. Si tratta di un personaggio con qualche difficoltà, lui stesso ne parla, ma questo suo limite oggettivo non frena gli haters. Massimo rispetto:

Last but not least. Colui che ha dabbato Alessandra Mussolini in uno dei momenti più bassi della tv italiana: Bello FiGo:

Buona visione e buon ascolto… nei limiti del possibile!