Nuovo “testo”

Sto provando a dare ad alcune cose che avevo scritto la forma di testo musicato; non canzoni ma testi letti su una base musicale. Se non mi viene da cambiare qualche parola questo che pubblico è il primo testo che nasce apposta per essere accompagnato dalla musica. L’argomento è Genova nelle sere di agosto, il titolo ancora manca:

Inizio agosto, Genova, di sera. Via XX è percorsa solo da turisti che vanno da qualche parte e che pensano che quella sia una via dove passeggiare anche dopo cena.

Chi conosce la città in questo periodo dell’anno sa dove andare. Al porto o nei vicoli.

Stare seduti tranquilli ai tavolini di un pub dei vicoli è la giusta ricompensa per essere riusciti a trovare il locale.

È in una piazzetta sotto via della Maddalena ma arrivarci evitando i vicoli che vanno evitati non è un’impresa semplice, per muoversi in questi posti è necessario valutare le strade più convenienti da prendere in base alla loro larghezza e al rumore: l’odore non è un indicatore valido.

C’è un gruppetto di sette persone, cinque ragazzi e due ragazze e davanti a loro un mojito e quattro cocktail uguali, forse negroni. Non so perché due di loro non abbiano preso niente, avevano già ordinato quando mi sono messo a osservarli dal mio tavolino. Uno dei ragazzi sta stordendo di parole una ragazza di un’altra compagnia che beve mentre ascolta in piedi. Lui è concentrato a parlare, non ha ancora dato una sorsata e il ghiaccio del mojito è sciolto. Mi pare che parli della sua tesi, una roba sulle stelle. Non mi sembra che la tipa sia interessata, lui ha un tono noioso, però lei non se ne va.

Una delle ragazze sedute ha un negroni davanti ma non beve e non parla con nessuno. Chissà con chi è venuta? Avrà scelto lei cosa ordinare o avrà preso quello che prendevano gli altri? Dopo qualche minuto di nulla tira fuori il cellulare e subito il ragazzo vicino a lei la coinvolge in una discussione, lei appoggia il telefono in tasca e dà una sorsata, poi un colpo di tosse. Iniziano a litigare.

Nuovo canale Youtube

Ho appena creato un nuovo canale di Youtube nel quale metterò in musica alcuni testi che ho scritto, prestando anche la mia voce (tranquilli: non canto!!!). La strada poteva essere lì da un po’ di tempo, una strada che passa dai Massimo Volume, ad alcuni brani dei Sonic Youth e se vogliamo anche ai testi quasi parlati degli Art Brut, ma è solo adesso che la vedo come una strada adatta a me. Spero di non mollare troppo presto, il mio vecchio canale rimarrà ancora, vedrò come dividere i materiali sui due. Domattina alle 9:30 verrà proiettato il primo esperimento della serie “Ritratti”. Grazie a chi mi vorrà seguire e come al solito, enjoy DIY!

Lo fi hip-politicians

Da un mesetto sto mettendo le mie idee musicali come sottofondo a brani di discorsi di politici italiani. Mi piace l’idea di utilizzare le parole come semplice materiale su cui produrre altro, un po’ come succede per i meme. Non c’è alcun intento politico, anche se ovviamente non sarà così per gli ascoltatori, il mio intento è che l’attenzione sia sulla musica più che sul testo o sull’aspetto visivo.

Ecco la playlist dei video che ho realizzato fino ad ora

Campionando qualche vecchio vinile

Nella casa dei miei nonni, dove mia mamma e i miei zii sono cresciuti, ho trovato una pila di 45 giri di musica pop italiana degli anni ’60 e ’70. Per essere preciso li ho trovati qualche anno fa e li ho portati a casa mia dopo aver comprato un giradischi, ma fino a che non ho capito che avevo anche gli strumenti adatti per campionare sono rimasti lì.

Per campionare in realtà basta avere un giradischi usb che permetta di trasferire in digitale il suono, se poi si ha anche una DAW (digital audio workstation, cioè un programma per assemblare e modificare l’audio) il lavoro di taglio e modifica dei suoni diventa più facile.

Ho cercato i suoni di singoli strumenti tra i vinili di Celentano, Adamo, I Bufali (un gruppo di garage rock italiano che assolutamente non conoscevo!), Milva e altri. Ho preso i punti in cui un basso, una batteria, archi, o voci si stagliassero da soli.

Una volta preso e modificato quello che mi serviva, ho iniziato a pensare a come assemblarlo. Non è stato semplice sia perché abitualmente non creo canzoni (e dunque non ho una mia tecnica per farlo), sia perché i suoni di partenza erano molto brevi e in alcuni casi anche molto diversi tra loro: bisognava dare coerenza. Vi risparmio tutti gli altri ragionamenti e vi dico che probabilmente il vero modello per quello che è venuto fuori è questo pezzo tamarrissimo di Gigi d’Agostino:

E ora il video della mia piccola creazione:

Il ginocchio è rimasto nell’inquadratura…

Guida galattica per gli autostoppisti (Douglas Adams)

Qualche anno fa facendo pulizia tra i libri della biblioteca di un convento ho trovato questa edizione.

Probabilmente La guida galattica per gli autostoppisti può essere definito un classico della fantascienza. Ci sono astronavi, alieni, la distruzione del pianeta Terra, i viaggi nel tempo, computer ultraintelligenti; insomma tutti gli ingredienti classici del genere. Normalmente un unico romanzo non ha al suo interno così tanti ingredienti…e questo perché La guida non è un libro normale.

Tutto si tiene perché il narratore può decidere di fare quello che vuole. La fantascienza è il genere che più di tutti consente di fare accadere anche cose inverosimili. Adams gioca e con i cliché del genere e dà il peso che vuole a ogni tipo di eventi, usando l’ironia. All’inizio del romanzo viene detto che sarà l’ultima volta che il sole sarebbe tramontato sulla casa di Arthur Dent (l’unico protagonista umano della storia), subito questa espressione trita viene spiegata con il fatto che la casa verrà abbattuta, ma poi si vede che il problema è più ampio: la Terra verrà distrutta e non ci sarà alcun altro tramonto. Ed ecco così che Arthur si trova a vagabondare nello spazio con Ford Perfect (nome assurdo, certo, ma è quello di un alieno che ha dovuto trovare in poco tempo uno pseudonimo da usare nel suo soggiorno terrestre, e non gli era venuto in mente nulla di meglio), fino a che i due verranno presi come autostoppisti dall’astronave “Cuore d’oro”. La fortuna ha voluto che i due venissero caricati da questa navicella che andava grazie alla propulsione dell’improbabilità (in effetti non è molto probabile venire raccattati nel mezzo dello spazio, quando si hanno solo trenta secondi di autonomia prima di morire…).

Non vado oltre, ma non per non rovinare le sorprese della trama: esse ci sono e, come dicevo anche prima, la trama si regge proprio perché tutte le assurdità sono motivate e consentite, ma non credo che un lettore approcci questo romanzo solo per la storia che racconta, è un libro da leggere per godere delle possibilità che il genere offre a chi sa giocare con le sue regole. Uno di quei classici contemporanei che sono tali proprio perché sanno giocare con il genere stesso.

La Storia (Elsa Morante)

La Storia è stato l’ultimo libro che ho iniziato a leggere durante la quarantena, mi pare di averlo iniziato proprio a cavallo del 4 maggio. Pensavo di essere più veloce nel leggerlo, ma poi -direi anche per fortuna – ho fatto anche altro nel mio tempo libero. È dunque un libro che mi ha accompagnato in un momento importante e già solo per questo gli sono affezionato.

La Morante stessa è la voce narrante della vicenda, a volte testimone e a volte creatrice di quello che racconta. Sa cosa pensano gli animali, conosce il destino dei personaggi che decide di anticipare al lettore (come quelli di Ninuzzo e Useppe), mentre altre volte svela ciò che è successo a personaggi che sono usciti di scena (come per il soldato tedesco).

In questo romanzo la Storia e la storia narrata convivono una di fianco all’altra. Ogni sezione è dedicata ad un anno, dal blocco che porta dal 1900 al ’41 e che fa aprire la storia (quella con la s piccola) con le parole “Un giorno di gennaio del 1941..” fino all’escalation della parte finale che riassume gli ultimi anni ’40 e primi ’50. Le prime pagine di ogni sezione sono dedicate a note storiche in cui l’autrice ci riassume i principali avvenimenti politici. La vicenda che non conosciamo invece è la storia di Ida e dei suoi figlioletti, durante gli anni della seconda guerra mondiale e dei suoi dolorosi strascichi. La Storia non finisce, continua sempre inesorabile, mentre quella con la s minuscola finisce male, malissimo, per tutti i personaggi perché comunque si sa che prima o poi moriamo tutti.

La negatività del romanzo è anche sul piano ideologico. Accennavo prima che la storia si svolge a cavallo della guerra, epoca più che mai ideologica, ed è inoltre pubblicato nel ’74, altro momento denso di sovrastrutture culturali per l’Italia. Eppure è un romanzo fortemente anti-ideologico, che demolisce le ideologie: chi è veramente Ninuzzo? Il bulletto di periferia? La camicia nera convinta? Il partigiano? Il trafficante di armi? Nel romanzo è tutte queste cose, nessuna senza pregio e nessuna senza condanna. E Davide Segre? Lui non ha neanche un’identità chiara, lo troviamo con un falso nome nello stanzone in cui vivono i protagonisti durante la guerra e poi scopriamo che è un ebreo, che la storia che si era inventato su di lui era falsa. Poi diventa partigiano e lo scopriamo anarchico. Ma è un vero anarchico da prendere sul serio? Nelle ultime pagine del libro prende parola in un’osteria di periferia, per un lungo monologo sul potere, la storia, la borghesia. Ma è lo sproloquio di un drogato che passa da una sostanza all’altra senza che nessuno lo ascolti.

Si tratta anche di un romanzo su Roma, sulla sua e l’umanità che la abita. Un romanzo sulle donne e le famiglie, i bambini; un’opera monumentale a cui avvicinarsi.