Campionando qualche vecchio vinile

Nella casa dei miei nonni, dove mia mamma e i miei zii sono cresciuti, ho trovato una pila di 45 giri di musica pop italiana degli anni ’60 e ’70. Per essere preciso li ho trovati qualche anno fa e li ho portati a casa mia dopo aver comprato un giradischi, ma fino a che non ho capito che avevo anche gli strumenti adatti per campionare sono rimasti lì.

Per campionare in realtà basta avere un giradischi usb che permetta di trasferire in digitale il suono, se poi si ha anche una DAW (digital audio workstation, cioè un programma per assemblare e modificare l’audio) il lavoro di taglio e modifica dei suoni diventa più facile.

Ho cercato i suoni di singoli strumenti tra i vinili di Celentano, Adamo, I Bufali (un gruppo di garage rock italiano che assolutamente non conoscevo!), Milva e altri. Ho preso i punti in cui un basso, una batteria, archi, o voci si stagliassero da soli.

Una volta preso e modificato quello che mi serviva, ho iniziato a pensare a come assemblarlo. Non è stato semplice sia perché abitualmente non creo canzoni (e dunque non ho una mia tecnica per farlo), sia perché i suoni di partenza erano molto brevi e in alcuni casi anche molto diversi tra loro: bisognava dare coerenza. Vi risparmio tutti gli altri ragionamenti e vi dico che probabilmente il vero modello per quello che è venuto fuori è questo pezzo tamarrissimo di Gigi d’Agostino:

E ora il video della mia piccola creazione:

Il ginocchio è rimasto nell’inquadratura…

Guida galattica per gli autostoppisti (Douglas Adams)

Qualche anno fa facendo pulizia tra i libri della biblioteca di un convento ho trovato questa edizione.

Probabilmente La guida galattica per gli autostoppisti può essere definito un classico della fantascienza. Ci sono astronavi, alieni, la distruzione del pianeta Terra, i viaggi nel tempo, computer ultraintelligenti; insomma tutti gli ingredienti classici del genere. Normalmente un unico romanzo non ha al suo interno così tanti ingredienti…e questo perché La guida non è un libro normale.

Tutto si tiene perché il narratore può decidere di fare quello che vuole. La fantascienza è il genere che più di tutti consente di fare accadere anche cose inverosimili. Adams gioca e con i cliché del genere e dà il peso che vuole a ogni tipo di eventi, usando l’ironia. All’inizio del romanzo viene detto che sarà l’ultima volta che il sole sarebbe tramontato sulla casa di Arthur Dent (l’unico protagonista umano della storia), subito questa espressione trita viene spiegata con il fatto che la casa verrà abbattuta, ma poi si vede che il problema è più ampio: la Terra verrà distrutta e non ci sarà alcun altro tramonto. Ed ecco così che Arthur si trova a vagabondare nello spazio con Ford Perfect (nome assurdo, certo, ma è quello di un alieno che ha dovuto trovare in poco tempo uno pseudonimo da usare nel suo soggiorno terrestre, e non gli era venuto in mente nulla di meglio), fino a che i due verranno presi come autostoppisti dall’astronave “Cuore d’oro”. La fortuna ha voluto che i due venissero caricati da questa navicella che andava grazie alla propulsione dell’improbabilità (in effetti non è molto probabile venire raccattati nel mezzo dello spazio, quando si hanno solo trenta secondi di autonomia prima di morire…).

Non vado oltre, ma non per non rovinare le sorprese della trama: esse ci sono e, come dicevo anche prima, la trama si regge proprio perché tutte le assurdità sono motivate e consentite, ma non credo che un lettore approcci questo romanzo solo per la storia che racconta, è un libro da leggere per godere delle possibilità che il genere offre a chi sa giocare con le sue regole. Uno di quei classici contemporanei che sono tali proprio perché sanno giocare con il genere stesso.

La Storia (Elsa Morante)

La Storia è stato l’ultimo libro che ho iniziato a leggere durante la quarantena, mi pare di averlo iniziato proprio a cavallo del 4 maggio. Pensavo di essere più veloce nel leggerlo, ma poi -direi anche per fortuna – ho fatto anche altro nel mio tempo libero. È dunque un libro che mi ha accompagnato in un momento importante e già solo per questo gli sono affezionato.

La Morante stessa è la voce narrante della vicenda, a volte testimone e a volte creatrice di quello che racconta. Sa cosa pensano gli animali, conosce il destino dei personaggi che decide di anticipare al lettore (come quelli di Ninuzzo e Useppe), mentre altre volte svela ciò che è successo a personaggi che sono usciti di scena (come per il soldato tedesco).

In questo romanzo la Storia e la storia narrata convivono una di fianco all’altra. Ogni sezione è dedicata ad un anno, dal blocco che porta dal 1900 al ’41 e che fa aprire la storia (quella con la s piccola) con le parole “Un giorno di gennaio del 1941..” fino all’escalation della parte finale che riassume gli ultimi anni ’40 e primi ’50. Le prime pagine di ogni sezione sono dedicate a note storiche in cui l’autrice ci riassume i principali avvenimenti politici. La vicenda che non conosciamo invece è la storia di Ida e dei suoi figlioletti, durante gli anni della seconda guerra mondiale e dei suoi dolorosi strascichi. La Storia non finisce, continua sempre inesorabile, mentre quella con la s minuscola finisce male, malissimo, per tutti i personaggi perché comunque si sa che prima o poi moriamo tutti.

La negatività del romanzo è anche sul piano ideologico. Accennavo prima che la storia si svolge a cavallo della guerra, epoca più che mai ideologica, ed è inoltre pubblicato nel ’74, altro momento denso di sovrastrutture culturali per l’Italia. Eppure è un romanzo fortemente anti-ideologico, che demolisce le ideologie: chi è veramente Ninuzzo? Il bulletto di periferia? La camicia nera convinta? Il partigiano? Il trafficante di armi? Nel romanzo è tutte queste cose, nessuna senza pregio e nessuna senza condanna. E Davide Segre? Lui non ha neanche un’identità chiara, lo troviamo con un falso nome nello stanzone in cui vivono i protagonisti durante la guerra e poi scopriamo che è un ebreo, che la storia che si era inventato su di lui era falsa. Poi diventa partigiano e lo scopriamo anarchico. Ma è un vero anarchico da prendere sul serio? Nelle ultime pagine del libro prende parola in un’osteria di periferia, per un lungo monologo sul potere, la storia, la borghesia. Ma è lo sproloquio di un drogato che passa da una sostanza all’altra senza che nessuno lo ascolti.

Si tratta anche di un romanzo su Roma, sulla sua e l’umanità che la abita. Un romanzo sulle donne e le famiglie, i bambini; un’opera monumentale a cui avvicinarsi.

Un po’ di improvvisazioni con il PO-32

PO-32 è il diminutivo di una carinissima drum machine prodotta dalla Teenage Engineering; come dice il suo nome, pocket operator, questo piccolo strumento è adatto a stare in una tasca. Ma offre a chi lo suona una gran gamma di percussioni diverse e di effetti diverse da applicarvi. Vi metto qui qualche video che ho realizzato solo con lui, più uno in cui accompagna il Monologue: buon ascolto!

Una cover di A forest dei Cure

Approfittando dell’ultimo acquisto (la piccola ma potente drum machine PO-32 della Teenage Engineering), ho suonato una mia versione di uno dei pezzi preferiti: “A forest”. Ovviamente il brano non ha la lunghezza dell’originale o delle sue versioni live, perché il coinvolgimento che si crea con tutto un gruppo che suona (e con un cantante!) è ben diverso. Io ho scelto di suonare le parti di basso, di sintetizzatore e di chitarra e di metterle in continuità.

Per la parte della batteria, realizzata come già detto dal PO-32, ho cercato di ricreare il pattern originale, il più possibile anche nei suoni, mentre per le altre parti ho creato un unico suono con in Korg Monologue e l’ho filtrato ulteriormente con il cut-off nell’introduzione. Per le altre parti uso lo stesso suono, solo che ne ho abbreviato la “decay” per evitare che le note si sovrapponessero troppo.

Ci sono bambini a zigzag (David Grossman)

Vado subito al punto: il libro proprio non mi è piaciuto. Eppure le premesse erano buone: Nono riceve come regalo per il suo Bar Mitvah un avventuroso viaggio tra enigmi e sorprese, bello! Ma poi la narrazione è lentissima, i flashback che raccontano chi era Nono prima del viaggio non sono interessanti e soprattutto (ma non vi anticipo nulla!) le sorprese non sono poi delle soprese, il lettore ci arriva sempre prima rispetto al momento in cui Grossman ce le rivela…

Tutti i personaggi principali, cioè oltre al già citato Nono anche Felix, Lola, chi compare poco come il padre e chi viene solo nominato (ma è fondamentale) come Gabi e Zohara, avrebbero una storia interessantissima, dubbi, turbamenti, incertezze, slanci ma tutto rimane sulla superficie. Il tema dell’identità sarebbe fortissimo in questo romanzo, e non è casuale che quando è in treno, Nono trovi che la prima istruzione per fare partire il suo viaggio avventuroso sia quella di chiedere a un certo personaggio “chi sono io?”. Purtroppo nell’evidenziare quelli che sarebbero i punti di forza del romanzo devo però usare il condizionale, perché tutte le promesse e le premesse non vengono portate a un risultato coinvolgente.

Parlo per me ovviamente, già mi aveva deluso anche Qualcuno con cui correre , libro che avevo letto con le aspettative a mille, ma non riesco a capire che cosa possa piacere di David Grossman…

You’ll miss me when I’m not around (remix)

A inizio aprile Grimes ha messo a disposizione dei fan i file del master audio e i file con green screen del video della sua canzone You’ll miss me when I’m not around dando loro la possibilità di realizzare nuove versioni del video o del brano.

Io non sono molto pratico di produzione musicale (anzi, praticamente ne sono digiuno), però in questa quarantena avevo già scaricato e iniziato a usare Reaper che è una D.A.W. cioè un programma per registrare e produrre canzoni (e anche video). Così ho provato a smontare la canzone e a rimontarne alcuni pezzi. Ne ho realizzato una versione che ho chiamato “stripped down remix”, anche se al posto della parola remix avrei voluto usare rework perchè il mio lavoro mi ricordava molto quello che avevano fatto i Justice per il lato b di un brano dei Franz Ferdinand e che era definito, appunto, rework.

Ecco qui il prodotto, spero che nella sua stranezza vi piaccia:

I disegni del videoclip sono realizzati invece dalla mia fidanzata

Avere un sintetizzatore (durante la quarantena)

Da qualche mese sto imparando a suonare il sintetizzatore; ho un Monologue della Korg al quale sto dedicando un po’ di tempo in questo periodo di isolamento. Dopo aver trovato i vari cavi e cavetti per poter registrare e contemporaneamente sentirmi, ho iniziato a realizzare alcune improvvisazioni; so che suonano un po’ vuote perché non ho altri strumenti con cui accompagnarle, ma pur con i loro difetti non mi dispiacciono!

Ho usato un suono creato da me e ho un po’ giocato con le manopole
Questo invece è un suono che era già in dotazione, mi piace il suo carattere rock
Aggiungere pian piano suoni a una sequenza è stato molto divertente!

L’avventura di un povero cristiano (Ignazio silone)

L’avventura di un povero cristiano è il testo teatrale che chiude la carriera di Ignazio Silone. Esso ripercorre con la prospettiva di una spiritualità assoluta e popolare parte della vicenda umana dell’eremita fra Pietro da Morrone che poi sarà protagonista di un breve pontificato sotto il nome di Celestino V.

Per un cattolico attivo nella società come Silone è una vicenda perfetta quella dell’eremita che vive in una grotta, venerato dalle persone semplici e che poi viene a essere messo sul soglio papale alla fine di un conclave durato due anni. Quando fra Pietro diventa Celestino V, dimostra subito di non essere interessato alle lotte tra le famiglie dei Colonna e degli Orsini, dimostra solo interesse nel fare bene il suo dovere firmando solo gli incartamenti su cui è sicuro di poter dare un giudizio. Non riuscirà a stare in questo ruolo, pochi mesi dopo abdicherà, verrà imprigionato dal suo successore Bonifacio VIII e morirà in modo misterioso.

La figura di Papa Celestino V era stata condannata da Dante nella Commedia (sarebbe lui, secondo i critici, il responsabile del gran rifiuto, l’abdicazione) ed era stata invece vista con simpatia da Petrarca nel De vita solitaria per essere stata poi nuovamente tirata fuori dai mezzi di comunicazione con la rinuncia di Benedetto XVI.

Il punto di vista di Silone è quello di chi vuole mettere in evidenza il forte contrasto tra la spiritualità e la “burocrazia”, il potere e la sequela di Cristo. A questo proposito sono esemplificativi i dialoghi tra Celestino V e il cardinale Caetani (che sarà poi il successore Bonifacio VIII) e, alla fine della vicenda tra le stesse due persone con i loro nuovi nomi: Bonifacio VIII e fra Pier Celestino. La grandezza di Silone sta nel riportarci un Caetani/Bonifacio assetato di potere certo, astuto sicuramente, ma umano e non certamente antipatico. È questo un elemento di forza del dramma, così come lo è anche l’umanità dei frati che seguono Pietro/Celestino e di due studenti innamorati di un’idea sana di Chiesa e che infatti seguiranno Celestino anche dopo la sua fuga. Un discorso a parte va fatto per il personaggio di Concetta, l’unica donna in un dramma di uomini, coraggiosa e portatrice di una forza interiore pura.

Un aspetto negativo devo pur metterlo in evidenza; la prima parte dell’opera è in prosa, sotto il titolo Quel che rimane è un concatenarsi di discorsi profondi di ideologia, di utilità del dibattito (siamo anche in epoca post-conciliare) che si può dire siano invecchiati male.

L’inventore di sogni (Ian McEwan)

L’inventore di sogni è una raccolta di racconti che ha per protagonista Peter, un ragazzino di dieci anni. In effetti anche il pubblico di lettori per cui il libro è pensato è quello dei ragazzi, di dieci anni ma anche un po’ più grandicelli. Tuttavia penso che i racconti possano essere apprezzati anche dagli adulti, dal momento che si tratta di testi di una fantasia intelligente, come quella di Gianni Rodari. McEwan immagina le avventure di un ragazzino sempre assente con la testa, perché troppo preso dalle sue fantasticherie. E come succede in Rodari, avere una testa da adulto per cogliere lo spunto che ha dato l’avvio al racconto è sicuramente un valore aggiunto.

In questi testi il piccolo Peter si ritrova trasformato in un gatto, in un bebè o in adulto; lo vediamo smascherare ladri, sperimentare pomate magiche o anche venire assalito dalle bambole della sorella Kate.

Ogni volta il testo ha l’avvio da una situazione reale ma basta aspettare qualche pagina per venire a vivere le avventure di Peter in una nuova situazione, fino a che qualcosa non lo riporta poi alla realtà.